Primo Capitolo
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Miguel mi ha detto che la pista di pattinaggio dello Zocalo è stata chiusa per alcuni giorni a causa dell’inquinamento. In questo periodo dell’anno l’aria è più inquinata e quando vengono superati certi livelli il sindaco sconsiglia le attività all’aperto, soprattutto per vecchi e bambini. Che storia! Però tutto dovrebbe tornare a posto entro breve. Miguel mi ha spiegato che Città del Messico ha un clima particolare perché è molto in alto, si trova a più di duemila metri sul livello del mare, ma quello lo sapevo da me, l’avevo letto su Internet prima di partire. Comunque, dopo l’incubo che ho fatto alcuni giorni fa non ho molta voglia di tornare a pattinare. Anzi, ne ho proprio poca.
Ho raccontato a Miguel il mio incubo, quello dell’autobus con i pattini sulla strada di ghiaccio e l’autista impazzito che salta giù in corsa lasciandomi da solo, e lui si è messo a ridere! C’è poco da ridere con un incubo simile, io ho avuto paura. Gli ho chiesto cosa ci trovava di divertente e mi ha risposto che se la pista dello Zocalo mi ha fatto questo effetto forse è perché ho passato più tempo disteso sul ghiaccio che in piedi, a pattinare. Vabbè. Conosco questo tipo di persone. Sono come i miei compagni di scuola che si mettevano a ridere ogni volta che qualcuno cadeva o inciampava o si faceva male accidentalmente. Io non riesco a ridere di queste cose, sono fatto così, mi viene sempre da pensare che potrei esserci io al posto di quello che cade e non mi sembra bello divertirsi con le disgrazie altrui. Però lo zio Ezio dice che spesso sono troppo serio, non sembro un ragazzo di quindici, quasi sedici, anni. Boh.
In realtà, più che a pattinare io vorrei andare a vedere qualche concerto ma Miguel non mi sembra il tipo. Non credo che gli piaccia la musica underground, il punk e tutto il resto. L’ho capito da come ha guardato la mia maglietta, quella che mi ha spedito lo zio. Era un’espressione come di chi vede una cosa buffa ma non osa dirlo apertamente, preferisce non commentare. Mi ha chiesto se l’avevo disegnata io. No, non sono così bravo a disegnare, ho risposto. Mi ha preso per un tipo un po’ strano, ma forse non ha detto niente perché sono il figlio dell’allenatore. E’ vero, sono il figlio dell’allenatore dei Los Villas, la terza squadra di Città del Messico. E mio papà è un ex calciatore famoso.
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