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Questa notte ho fatto un sogno assurdo. Di solito faccio fatica a ricordare i sogni, mi sveglio di colpo e puff!, in un attimo tutto è svanito. E’ una cosa che mi fa rabbia e non posso farci niente. Da quando sono arrivato in Messico, però, certe cose sono cambiate, sembra che la mia testa funzioni diversamente e mi capita anche di ricordare i sogni. Forse è il cibo, forse è l’aria, non so. In questo sogno c’era l’autista del bus che mi portava a scuola, l’autista che vedevo ogni giorno al mattino, ma il bus invece delle ruote aveva i pattini, e la strada era di ghiaccio. Io avevo paura perché un bus sui pattini non è una cosa normale, si capisce che è un incubo, ma mentre ci sei dentro non sai che è un incubo, credi sia la realtà e hai paura perché una realtà così fa paura a tutti anche se è solo un incubo o forse proprio per quello.

Il peggio però doveva ancora venire. All’autista non ero simpatico perché spesso dimenticavo qualcosa sul bus: l’ombrello l’ho dimenticato almeno tre volte in un anno, altre volte ho lasciato dei libri, un berretto e perfino il portafoglio, che mi era caduto di tasca. A lui dà fastidio che la gente dimentichi cose sul bus perché dopo deve portarle all’ufficio e perde tempo alla fine del turno. Insomma io avevo paura perché la strada era di ghiaccio e stavo sulle balle all’autista. La strada non si vedeva, fuori dal finestrino era tutto un orizzonte bianco, l’autista era agitato, guidava come un indemoniato, ogni tanto per fare una curva si alzava in piedi tenendo il volante come fosse il timone di una nave col mare in burrasca. Mentre faceva questo imprecava in una lingua straniera, una lingua strana, mai sentita. Urlava cose incomprensibili rivolte non so a chi, perché nel sogno c’eravamo solo io e lui.

A un certo punto si è girato verso di me, ha sorriso allargando la faccia come una pizza margherita, era pallido come edward manidiforbice, sudato e con gli occhi spalancati ma sorrideva, ha aperto la bocca e ha urlato questa frase, che non posso dimenticare: “mostla timottaskeh”. Non so cosa significhi, l’ha urlata e il suono di quelle lettere non lo posso dimenticare. Poi ha aperto la portiera ed è saltato giù in corsa, lasciandomi solo nel bus a pattini lanciato sulla strada di ghiaccio. Pensavo di morire, e forse sono morto veramente, ma solo nel sogno. Mi sono svegliato ed ero seduto sul letto.

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Comment from: Daniela Abade Email
Povero ragazzo! Che sogno orribile.
Aspetto i prossimi capitoli.
Bravo, Max
PermalinkPermalink 20.12.07 @ 16:22

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