Primo Capitolo
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“Quando passi la frontiera anche la pipì cambia colore”.
E’ una delle frasi che mi diceva Dona Olga quando mi raccontava della sua emigrazione nel nord, nel paese della coca cola e del presidente Obama. Faccio come lo zio Ezio, tengo in tasca un piccolo block notes dove segno le cose che dice la gente, le cose importanti, belle o brutte. Nel block notes ci sono frasi di Dona Olga e della signora Rosental, alcune frasi del signor Hector e quelle che mi ricordo dette dallo zio prima che avessi un block notes. E poi ci scrivo anche i testi delle canzoni che mi piacciono. Grazie alle parole si capiscono molte cose. Io me le segno per questo. Mi piacciono le parole. Le parole messe in fila una accanto all’altra, come dei piccoli vagoni del treno. Quando sono scritte sono più belle di quando sono parlate. Cioè, non proprio più belle, forse più profonde, o più utili, o che ne so.
E’ passata una settimana da quando ho visto Aleida Mendez Serin piangere a dirotto. Non è bello vedere qualcuno piangere. Però se è un bambino che piange lo capisci, è normale, è il suo modo di esprimersi, anche se ti verrebbe voglia di abbassargli il volume della voce come si fa con lo stereo (d’altra parte se non si può abbassare il volume dello stereo del signor Hector perché si dovrebbe abbassare quello del pianto di un bambino?). Però vedere un adulto che piange è diverso. Un adulto non dovrebbe mai piangere davanti a un non adulto (ma io sono già un adulto o ancora un non adulto?). Uno pensa che quando sarà grande non ci sarà più motivo di soffrire e da grandi non si piange più. Io me lo immagino così il mondo degli adulti. Ma più sto in mezzo a loro e meno li capisco. Soffrono anche gli adulti, a Città del Messico come in Italia. Mia madre è andata via quando avevo tre anni e lo zio Ezio dice che prima dei tre anni uno non ricorda niente, però io mi ricordo che lei piangeva. Mi ricordo come piangeva, la sua faccia cambiava colore e forma mentre piangeva. Era una faccia diversa.
Io non piango perché mi fa paura piangere. Aleida Mendez Serin non ha paura di niente, neanche di piangere. Ha pianto perché la signora Rosental le faceva quelle domande. Ma le domande le doveva fare, era giusto che le facesse, perché quel fifone del signor Hector non le aveva fatte e qualcuno le doveva pur fare, altrimenti non avremmo saputo niente di Regina. La signora Rosental le ha fatte pensando a Valerio. Quando lo zio Ezio le ha raccontato di Valerio, del suo dolore e della speranza di sapere qualcosa della cugina che lui aveva amato e forse non doveva amare, quando ha sentito quella storia si è alzata dalla sedia e ha preso i suoi post it gialli dove segna i cognomi da ricordare. Ha scritto ‘Valerio’ su di uno e ‘Regina’ su di un altro e li ha attaccati alla porta del frigo. Poi ne ha preso un altro e ha scritto ‘Messico’ e un altro ancora dove ha scritto ‘Europa’. Li ha messi uno sopra l’altro lasciando quello di Regina in cima a tutti.
“Ecco, così dovrebbe andare”, ha detto.
Poi ha mandato in giro per la città me e il signor Hector a scoprire la storia della foto. E infine siamo tornati dove eravamo partiti e abbiamo visto Aleida piangere. Quando un clown piange le lacrime scivolano lungo le guance e aprono dei solchi in mezzo al trucco, che si scioglie come neve al sole. Quando un clown piange anche le altre persone nella stanza si sentono di piangere – perché un clown dovrebbe fare ridere, non piangere.
Io non volevo sapere che Regina è morta. Chi vuole sapere che qualcuno è morto? Io non volevo sapere che è stato il padre di Aleida ad ucciderla. Ma è successo. E’ successo molto tempo fa e Aleida voleva dimenticare. Ha cercato di dimenticare. Ma piangendo ha dovuto ricordare. Il padre di Aleida ha amato Regina ma non la doveva amare. Era un amore straniero e lui aveva famiglia. Per questo è successo quello che è successo. Valerio non doveva amare Regina ma l’ha amata. E’ impazzito perché non poteva accettare la sua morte. Queste cose le ha spiegate la signora Rosental, io da solo non le avrei capite. Nemmeno il signor Hector forse le avrebbe capite, perché è stanco di storie tristi e sogna di andare nello Yucatan a scrivere racconti per bambini.
Ho chiesto alla signora Rosental i sui post-it, ne ho uniti due e ho scritto la frase di Dona Olga: “Quando passi la frontiera anche la pipì cambia colore”.
“Perchè hai scritto quella frase?”, mi ha chiesto Aleida, con il viso a righe e le lacrime ormai asciutte.
“Non so, non so, non so”, ho risposto.
FINE